Capua (S. Maria Capua Vetere) in antico è stata sede di un sistema complesso di produzioni artigianali e centro di una ramificata rete di distribuzione. Gli eventi storici e i connessi mutamenti istituzionali che la città etrusca, poi italica e infine romana ha attraversato l’hanno resa un luogo privilegiato per l’analisi, nella lunga durata, degli intrecci tra strutture economiche, sociali e giuridiche.
A partire da esperienze pregresse condotte dai gruppi di ricerca coinvolti, appartenenti all’Università Vanvitelli, alla Federico II di Napoli e all’IMT, il progetto ha indagato il mondo dell’artigianato capuano e ha condotto alla realizzazione di un volume scientifico dedicato al tema.
Il ruolo della città è stato ricostruito attraverso fonti e dati archeologici per quanto riguarda la produzione dei profumi e dei vasi in metallo, mentre la documentazione archeologica ha consentito di approfondire le produzioni in argilla, le fabbriche di mattoni e le cave per materiali da costruzione. L’analisi dei diversi ambiti produttivi ha permesso di riflettere sulle molteplici forme dell’artigianato antico, dai maestri peregrini alle piccole botteghe familiari, fino a forme di manifattura integrate in un territorio più ampio gravitante attorno alla città, chiarendo anche le modalità di distribuzione dei prodotti.
La ricostruzione delle forme della produzione è stata ulteriormente affinata grazie al confronto con la documentazione testuale. Significative testimonianze epigrafiche attestano infatti le attività artigianali, mentre il ruolo commerciale della città è documentato negli indici nundinarii e nelle fonti giuridiche.
Un contributo particolarmente rilevante proviene dall’area di via Martucci (ex contrada Morelli). All’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, durante la costruzione di un complesso abitativo, furono rinvenute strutture archeologiche riferibili alle fasi di vita dell’antica Capua. Gli scavi misero in luce alcuni ambienti quadrangolari connessi tra loro, parte di una struttura più ampia probabilmente identificabile con una domus, all’interno della quale furono individuate anche strutture interpretabili come fornaci funzionali alla lavorazione e alla fusione del bronzo.
Questa interpretazione è stata rafforzata dal rinvenimento di numerosi oggetti in bronzo, di un consistente lotto di matrici e di frammenti di crogioli. La scoperta riveste particolare importanza, poiché rappresenta la prima evidenza archeologica di questo tipo a Capua, città nota in antico per la produzione di vasi in bronzo, la cosiddetta Campana Suppellex, largamente esportata nelle province dell’Impero.
La documentazione del sito è stata oggetto di un’accurata indagine condotta da un gruppo di archeologi della Scuola Superiore Meridionale sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Rescigno. Allo studio della documentazione di scavo, volto alla ricostruzione delle stratigrafie e dei contesti, si è affiancata l’analisi dei materiali, con particolare attenzione alle matrici, sottoposte a tomografie assiali computerizzate (TAC) per comprenderne le volumetrie e ricostruire la filiera produttiva dell’atelier artigianale. Le attività hanno inoltre previsto interventi diretti sul sito, tra cui operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle strutture superstiti e il rilievo mediante tecnologie fotogrammetriche e strumenti di documentazione digitale.
Nel complesso, la raccolta e l’analisi di questi dati hanno consentito di ricostruire per segmenti la storia dell’artigianato capuano e di elaborare un quadro interpretativo che integra evidenze archeologiche, ricostruzione storica e aspetti giuridici.
A. Bermejo Melendez; M.L. Catoni; L.C. Colella; A. Manni; R. Melfi; G.D. Merola; R. Olivito; C. Rescigno; M. Ritondale; M. Stefanile; V. Tallura; F. Tomei; L. Toscano; C. Vacanti.